STATISTICHE OMI: IN ITALIA MENO IMMOBILI DI LUSSO E RINUNCIA ALLE SECONDE CASE

Il patrimonio immobiliare italiano aumenta, ma diventa più umile. Stando alle ultime statistiche pubblicate dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, infatti, rispetto nel 2017 si è visto uno stock immobiliare in crescita dello 0,8%, ovvero oltre mezzo milione di unità (per un totale di 75 milioni di unità abitative) per la stragrande maggioranza di proprietà di privati.

Destinate all’abitazione sono ben 35 milioni di unità abitative, 114 mila in più rispetto al 2016, e per la gran parte gli immobili di nuova costruzione sono accatastati nelle categorie non di lusso, mentre sono in calo le abitazioni signorili, le ville, i castelli e i palazzi di pregio. Crescono dell’1,6% gli immobili ad uso produttivo, che salgono a 1,6 milioni di unità.

Quanto alle rendite catastali, che nel 2016 erano scese dell’1,1%, nel 2017 sono salite dello 0,4% (per un totale di 37,3 miliardi), trainate da tutti i segmenti tranne quello degli uffici, le cui rendite sono scese dello 0,6%.

Edifici abbandonati a causa delle tasse

Da notare però che tali rendite sono spostate su immobili sui quali non gravano tasse quali l’Imu (quindi, prevalentemente prime case); le seconde case o gli altri tipi di immobili rischiano invece di alimentare un bacino sempre più consistente di edifici in abbandono a causa delle imposte troppo elevate, che non sempre i proprietari vogliono continuare a pagare.

Nel 2017 gli immobili “non idonei a produrre reddito” sono cresciuti del 3,2%. Secondo Confedilizia, che ha elaborato i dati Omi, si parla di un +87% dal 2011 di immobili di categoria F2, ovvero in sostanza ruderi non soggetti a tassazione, che solo nel 2017 sono cresciuti del 9,8% annuo. “Si tratta di immobili appartenenti per lo più a persone fisiche per i quali i proprietari non sono in grado di far fronte alle spese di mantenimento e alla abnorme tassazione patrimoniale IMU-TASI – spiega il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – e che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, a causa di atti concreti dei proprietari, che mirano così a liberarsi almeno degli oneri che comportano. È necessario fare qualcosa per salvare il patrimonio immobiliare italiano, restituendogli una minima capacità reddituale. Le strade possibili sono molteplici, l’unica da non percorrere è quella dell’inerzia”.

Articolo visto su
https://wwwt.agenziaentrate.gov.it/mt/osservatorio/Tabelle%20statistiche/Statistiche_Catastali_2017_13072018.pdf (Agenzia delle entrate)

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