FINE QUANTITATIVE EASING, GLI EFFETTI SUI MUTUI DAL 2020. ACQUISTARE ADESSO ED A TASSO FISSO

La Bce non tocca i tassi di interesse, almeno fino a settembre. In compenso annuncia che il quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato da parte dell’istituto di Francoforte, sta per terminare. Ma quali saranno gli effetti sui mutui concessi alle famiglie italiane?

Mario Draghi ha annunciato che l’ammontare mensile di acquisti da parte della Bce resterà invariato a 30 miliardi di euro fino a settembre, si dimezzerà fino a dicembre e poi, con l’anno nuovo, cesserà del tutto. Il che significa che il mezzo che il governatore della Banca Centrale Europea ha usato durante tutti gli anni del suo mandato per immettere liquidità nelle banche dell’Unione, sta per essere mandato in pensione. Ciò comunque non avverrà in maniera brusca: anche dal 2020, ha assicurato Draghi, la Bce continuerà ad investire nelle banche, continuando a garantire loro la liquidità necessaria, seppure attraverso altri strumenti di ben diversa entità.

Questo, in sintesi, il senso di quanto annunciato dalla Banca Centrale Europea dopo la riunione di giovedì 14 giugno. Quali saranno, quindi, le conseguenze?

Da un lato, le banche avranno, con l’anno nuovo, minore liquidità, quindi potrebbero non essere poi così disposte a concedere prestiti, finanziamenti e mutui: c’è da aspettarsi che verranno introdotti diversi e più stringenti criteri per accedere a questi strumenti.

In secondo luogo, tuttavia, “le parole di Draghi consentono di ricreare un clima più disteso dopo le recenti turbolenze”, commenta Antonio Cesarano Chief Global Strategist, Intermonte SIM. In questo contesto nelle prossime settimane lo spread potrebbe spingersi in area 180pb, con Btp decennale che potrebbe almeno tornare in area 2,50%”. In presenza, perciò di un calo dello spread, si mitigherebbero le conseguenze negative che quest’ultimo avrebbe, aumentando, sull’erogazione di nuovi mutui e prestiti.

Tassi di interesse invariati

Resta poi, infine, il dato più importante, e cioè il fatto che i tassi di interesse, per ancora lungo tempo, resteranno invariati: gli analisti non si attendono aumenti fino all’estate 2019, e anche in quel caso saranno tutt’altro che bruschi. Quindi, fino ad allora, chi pensava di stipulare un nuovo mutuo può farlo con la tranquillità – salvo eventi imprevisti come quelli avvenuti alla fine del mese scorso –  che il costo della nuova stipula resterà sui minimi storici, o vicino.

“Il Presidente della Bce Mario Draghi – riassume Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA – ha rassicurato sul fatto che quanto fino ad oggi investito dalla Bce (dal 2015 si è immessa liquidità per 60mld al mese), verrà, a scadenza, reimmesso sul mercato. I segnali di voler mantenere ai minimi i tassi di riferimento, da parte della Bce, sono quindi chiari e tangibili, al punto che l’Euribor è rimasto a -0,32% anche dopo l’intervento di Draghi. Questo – prosegue Landoni – comporterà pertanto un mantenimento dell’offerta bancaria agli attuali livelli, storicamente molto bassi, almeno fino alla prima metà del 2019. Per il mercato dei mutui in generale traspare, quindi, uno scenario di moderato ottimismo nel breve/medio periodo: continueranno a sostenere il mercato delle compravendite immobiliari”.

Il tasso fisso è sempre il più conveniente

In particolare è ancora conveniente il mutuo a tasso fisso, che ferma le condizioni del finanziamento ai parametri attuali, sui minimi storici. Più rischioso, invece, scegliere mutui a tasso variabile a scadenza superiore ai cinque anni: nei prossimi anni, infatti, l’aumento dei tassi potrebbe diventare consistente.

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