LE FAMIGLIE ITALIANE PIÙ POVERE PER LA PERDITA DI VALORE DEGLI IMMOBILI

Il calo del prezzo delle case ha reso più poveri gli italiani. Secondo l’indagine di Banca d’Italia sui bilanci della famiglie tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta dei nostri connazionali è diminuita del 5%, quasi interamente a causa della flessione del valore delle abitazioni.

La flessione è stata più marcata per i patrimoni più elevati.

Le famiglie italiane e le abitazioni

Alla fine del 2016, quasi il 70 per cento delle famiglie italiane possedeva l’abitazione di residenza e circa un quarto di esse possedeva anche altri immobili; solo il 2 per cento delle famiglie possedeva immobili che non comprendevano l’abitazione principale.

La quota di famiglie proprietarie dell’abitazione di residenza è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2006.

Il calo di 7 punti percentuali, al 52 per cento, della quota di proprietari tra i nuclei familiari con capofamiglia fino a 45 anni è stato controbilanciato dalla forte riduzione del peso di queste famiglie sul totale, dal 37 al 27 per cento, proseguendo la tendenza avviatasi all’inizio degli anni novanta.

Secondo la valutazione delle famiglie, l’abitazione di residenza, indipendentemente dal titolo di occupazione, valeva in media poco meno di 1.800 euro al metro quadrato, il 7 per cento in meno rispetto al valore del 2014 e il 23 per cento in meno rispetto a quello del 2006, un andamento complessivamente in linea con quello evidenziato dall’Indice dei prezzi delle abitazioni dell’Istat.

Le famiglie interpellate prevedono un sostanziale assestamento dei prezzi nel corso del 2018, prefigurando in media un calo di circa un punto percentuale.

Le famiglie in affitto

Circa un quinto delle famiglie risiedeva in un’abitazione in affitto e il restante decimo l’occupava a titolo gratuito.

Il canone annuo, in media poco sopra 4.000 euro e superiore di circa il 5 per cento a quello rilevato nella precedente rilevazione, rappresentava almeno un quinto del reddito familiare per circa il 68 per cento dei nuclei con reddito equivalente inferiore a quello mediano e per circa il 46 per cento di quelli al di sopra.

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