LIBERI E UGUALI, UN PROGRAMMA PER FAR RIPARTIRE IL PAESE

Questa è una campagna elettorale difficile, caratterizzata più dagli scontri che dal confronto sui temi.

Per certi versi, nelle città della Provincia di Palermo, sembra quasi di assistere ad una campagna elettorale per le amministrative e non per le elezioni politiche. Il paradosso è che i cittadini attraverso questa legge elettorale antidemocratica non potranno neanche scegliere per chi votare. Potranno solo votare il partito e quindi il programma e la proposta politica che questo rappresenta.

Noi di Liberi e Uguali abbiamo un programma chiaro, semplice, serio. La piena attuazione della carta costituzionale pensata dalle madri e dai padri costituenti e per la quale ci siamo battuti, scendendo nelle piazze ed andando a votare NO convintamente il 4 dicembre 2016. In quella occasione abbiamo evitato una vera e propria deriva attraverso la soppressione di quei contrappesi pensati per garantire i pieni poteri del Parlamento, unico organo a rappresentare i cittadini. In realtà avevamo raccolto anche le promesse di abbandono dalla vita politica di Matteo Renzi come atto di “dignità” … sappiamo tutti come è andata a finire …

Oggi abbiamo davanti due strade:

– Continuare a dare credito a chi attraverso politiche neoliberiste vuole continuare a privatizzare i servizi guardando al profitto, smantellando quelli pubblici ed essenziali come scuola, sanità, trasporto a danno della fascia media di cittadini sempre più impoveriti e di conseguenza aumentando le disuguaglianze sociali, con i poveri sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi.

– Attuare politiche che mettono al centro la scuola pubblica, la sanità pubblica, il lavoro buono, la lotta al precariato ed alla disoccupazione non solo giovanile, la lotta alle disuguaglianze, la lotta alla mafia, la tutela dell’ambiente e del territorio.  Politiche che possono portare a quel cambio di paradigma che serve per invertire la tendenza.

Con Liberi e Uguali puntiamo all’abolizione della legge 107, la c.d. “buona scuola”, che ha permesso la “deportazione” di migliaia di insegnati e dato poteri spropositato ai presidi e dirigenti scolastici; alla stabilizzazione dei precari della scuola e della ricerca; all’aumento degli asili nido pubblici; all’ampliamento del “tempo pieno”; puntiamo a far recuperare dignità alla scuola per renderla davvero buona. E’ assurdo che con le politiche pensate da chi si dice ancora di centro sinistra anche le donazioni liberali hanno una differenza di trattamento tra pubblico e privato. Mentre nella scuola privata è possibile donare direttamente all’istituto scelto, che successivamente rendiconta al Ministero dell’istruzione, nella scuola pubblica la procedura si presenta più complessa: La donazione va fatta alla tesoreria dello stato che la gira al ministero dello sviluppo economico, che dopo un primo decreto la gira al ministero dell’istruzione, che dopo un altro decreto delibera di destinare il 90% delle somme ricevute all’istituto facendo passare dagli otto mesi ad un anno.

Dalla culla all’università non è un semplice slogan, anzi non è affatto uno slogan. Perché il diritto allo studio è un diritto universale che va garantito a tutti, soprattutto ai più meritevoli che dal secondo anno potranno continuare a non pagare le tasse universitarie, ad avere un alloggio e la relativa borsa di studio.

Puntiamo al superamento della legge “Fornero”, tutelando gli esodati, riducendo l’età pensionabile soprattutto a chi svolge un lavoro usurante. E’ assurdo ricevere lettere dell’Inps che ti danno come età pensionabile presunta la soglia dei 70 anni. La mia generazione (quella degli anni 80) non vedrà mai una pensione!

Siamo gli unici a proporre una fiscalità progressiva e realmente equa, attraverso l’abbassamento dei contributi Inps per le famiglie ed i lavoratori autonomi e l’aumento dell’aliquota a chi guadagna di più. Chi ha di più deve pagare di più. Altro che Flat Tax!

Dobbiamo attuare un piano per un vero welfare universale. Un sistema pubblico che mette al centro i bisogni di chi non ce la fa più attraverso politiche sociali per la famiglia, per la casa, per le pensioni e gli ammortizzatori sociali.

Gli strumenti ci sono, vanno migliorati. Penso ad esempio all’incremento del fondo per il REI (reddito d’inclusione). Tutti i poveri devono potervi accedere.

La casa è un diritto universale, tutti devono poter avere un tetto sulla testa. La crisi ha lasciato nelle pance delle banche migliaia di immobili che lo stato potrebbe acquisire ed utilizzare assegnandoli a canone sociale sulla base del reddito che percepisce ogni assegnatario.

In occasione della discussione sul “Piano casa” ho predisposto oltre 100 emendamenti ed alcuni, oltre a cercare di depotenziare o abolire l’articolo 5, andavano proprio verso questa direzione. Purtroppo le politiche di Renzi e Lupi puntavano ad altro, puntavano ad accelerare la svendita del patrimonio immobiliare pubblico e privato a favore di grandi speculatori.

Il Lavoro per Liberi e Uguali è il cuore del programma, senza lavoro non c’è dignità come non c’è dignità con un lavoro precario e sottopagato. Dobbiamo abolire il Jobs Act e reintrodurre l’art. 18 perché ci stanno rendendo schiavi. E’ assurdo dover assistere allo sfruttamento di chi pur di lavorare è costretto ad andare a consegnare pizze e hamburger per 3,50 €/ora a cottimo, caricandosi tutti i rischi, comandati da un app che ti dice cosa fare e ti costringe ad essere sempre a disposizione. Senza tutele, senza assicurazione, senza contributi versati perché “lavoretti” con ritenuta d’acconto o a Partita IVA.

Crediamo che il lavoro buono in Italia si possa creare attraverso investimenti strutturali che senza consumo di suolo possono rilanciare l’edilizia e l’indotto collegato, un piano straordinario per rimettere in piedi il paese attraverso la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, degli ospedali. Lavoro non solo per i giovani ma anche per gli over 40/50/60 maestranze in grado di poter lavorare ma che sono rimaste schiacciate dalla crisi degli ultimi anni.

Servono giovani competenti nella Pubblica Amministrazione, per questo puntiamo a favorire il turnover.

Abbiamo un piano che porti l’Italia al 100% di consumo di energia pulita entro il 2050. Altro che trivelle e decreti “sblocca Italia” che hanno sbloccato solo la speculazione, lo sfruttamento delle risorse naturali e la distruzione del nostro mare. Anche questo piano verde può portare lavoro e benessere alla comunità. Come può portarlo la messa in sicurezza del territorio sempre più mortificato dagli scempi dell’uomo e dalla ribellione della natura. Un paese dissestato dalle alluvioni e dai terremoti non può permettere che si continui a cementificare in maniera selvaggia ed abusiva mentre c’è chi addirittura difende tali scempi e promette nuove sanatorie.

Abbiamo la possibilità di attuare politiche sane per i molti e non per i pochi, ma dipende dall’impegno di tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà, progressisti, civici e di sinistra.

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