IL SOGNO DI UNA “SINISTRA” APERTA AI GIOVANI E NON PER POCHI “ELETTI”

Come se non bastassero le ultime elezioni, dove il partito che ha davvero preso la maggioranza è stato quello dell’astensionismo, ecco che sono arrivati i dati del Rapporto CENSIS: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici.

Parto da qui, e mi rivolgo a chi sta – con fatica e impegno – cercando di ricostruire un tessuto politico che possa invertire questa tendenza, anche e soprattutto perché ci si appresta a nuove elezioni.

Chi sono gli italiani – e le italiane – di cui parla il CENSIS?

E soprattutto, chi fa parte di quella esigua minoranza che ha ancora fiducia nei partiti (16 %), che crede ancora nel governo (22 %), che crede nel Parlamento (24 %), che crede nelle istituzioni locali (30 %), che pensa che la democrazia funzioni tutto sommato ancora bene (40 %)? Chi fa parte di quel 36% di cittadini che sente di contare ancora qualcosa?

Sono – anche – persone come me. Persone che, pur essendo alla soglia dei 40 anni, sono considerate “giovani”, e certo lo sono, soprattutto dal punto di vista della politica.

Persone che non hanno alle spalle una formazione politica classica, che non sono cresciuti frequentando le sezioni giovanili dei partiti tradizionali, che non hanno genitori o fratelli maggiori che “facevano politica”.

Persone che, alla politica, ci sono arrivate dopo essersi confrontati con le durezze del mondo del lavoro, in particolare – nel mio caso – in un territorio complesso e pieno di ingiustizie come quello siciliano.

Persone che per questo si sentono di sinistra. Persone che alla politica ci sono arrivate pensando che l’unico modo per far cambiare le cose era unirsi ad altre persone che sentivano la stessa rabbia, lo stesso senso di frustrazione, per provare a fare insieme qualcosa di diverso.

Persone che hanno iniziato una ricerca di luoghi e comunità, per capire come e con chi fare questo percorso, ispirati anche dal fatto che – ormai 10 anni fa – nasceva il M5S che ha senz’altro rappresentato un miraggio, una utopia di cambiamento possibile, di valorizzazione dell’essere cittadini insoddisfatti di come andavano le cose ma desiderosi di fare la loro parte.

Oggi, le persone come me, e ce ne sono in quelle esigue percentuali certificate dal CENSIS, si trovano davanti uno scenario politico frammentato, in cui è ancora più difficile orientarsi.

Eppure, credo, proprio a quelle persone dovrebbero guardare in particolare le sigle politiche che si richiamano ai valori di sinistra.

Questi e queste giovani hanno voglia di mettersi in gioco, hanno voglia di imparare a fare politica con chi ha più esperienza, sono pronti a spendere i loro volti nuovi e le loro energie per poter cominciare a dire che non è vero che “i politici sono tutti uguali”, non è vero che “tanto non cambia niente”, non è vero che “i cittadini non contano nulla”.

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