Mafia e antimafia a Bagheria. Il Movimento 5 stelle in Sicilia nuovo cavallo di Troia?

In questi anni di Patrizio Cinque ho imparato a conoscere il lato cinico e calcolatore, la sua “strategia antimafiosa” ed il modo  disinvolto con il quale amministra il Comune di Bagheria. Visti i fatti e le strane coincidenze anche un non addetto ai lavori, se disinteressato, può comprendere che qualcosa proprio non va a cominciare dall’uso quasi ossessivo di una famosa intercettazione del 2015 dove Pasquale Di Salvo affermava di non poter fare più affari al Comune per la sua presenza.  Proprio quell’intercettazione e le presunte minacce da parte di alcuni operatori Coinres denunciate all’inizio del suo mandato  in qualche modo hanno permesso l’uso dell’etichetta di sindaco dell’antimafia e della legalità all’amministratore grillino.

Di questa investitura però ad oggi restano solo le tante parole e la propaganda utile per proseguire quella cavalcata verso l’illuminata carriera da paladino dell’antimafia che somiglia molto al percorso scelto da un altro paladino antimafioso che di nome fa Rosario Crocetta.

La retorica dell’antimafia e della lotta per la legalità di Patrizio sin dall’inizio si è dovuta scontrare con la realtà. Come non ricordare la battaglia contro l’abusivismo edilizio partito con un accordo siglato con il Procuratore della Repubblica  Leonardo Agueci e finito con lo scandalo della casa di famiglia abusiva che alla fine ha portato ad un “ambiguo regolamento sugli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale, approvato prima dalla giunta Cinque e, quindi, dal consiglio”. In questa vicenda non si può certo parlare di legalità e trasparenza, come nel caso della gestione dei rifiuti, iniziata con vari e strani affidamenti in emergenza su cui indaga la magistratura.

Oggi non passa inosservata la notizia riportata da Repubblica Palermo  sulle associazioni escluse e non ammesse alla lista antiracket della prefettura di Palermo.

Come si legge nell’articolo “si tratta di Libero Futuro – associazione antiracket Libero Grassi Bagheria Valle Eleuterio, associazione che gravita nell’area di uno dei leader dell’ultima stagione dell’antimafia, Enrico Colajanni, che ha ormai rotto con Addiopizzo, ed è l’animatore di Libero Futuro.

La presidente Rosi Bindi vuole vederci chiaro, soprattutto perché alcuni di questi imprenditori border-line sono stati raggiunti da provvedimenti di interdizione per infiltrazioni mafiose da parte della prefettura di Palermo. Ovvero, i contatti equivoci non si sarebbero mai interrotti. La stessa storia di Libero Futuro Bagheria, che chiedeva di entrare nella lista della prefettura di Palermo, la lista che è un lasciapassare per finanziamenti e soprattutto per le costituzioni di parte civile, di questi tempi diventate l’unica attività di tante associazioni (oltreché una macchina mangiasoldi). Fra i soci fondatori di Libero Futuro Bagheria ci sono gli imprenditori Di Salvo, che stavano ristrutturando il palazzetto dello sport di Palermo, poi è scattata l’interdizione della prefettura, che ha rilevato i rapporti con i Virga, imprenditori a cui sono stati sequestrati i beni”.

Anche in questo caso c’è qualcosa che non quadra perchè a Bagheria tra le tante cose che non funzionano c’è anche la gestione dei beni confiscati alla mafia che per un “caso anomalo” ha funzionato invece durante l’affidamento dell’immobile sito in via Massimo D’azeglio divenuto un centro antiracket e gestito proprio dall’associazione “Libero Futuro Libero Grassi Bagheria Valle Eleuterio”.

Certo tanti indizi alla fine faranno pure una prova, o no? Dopo gli affidamenti per milioni di euro a ditte in odore di mafia ed il ripetuto mancato rispetto di norme e regolamenti, cosa ci si aspetta ancora per chiudere con l’amministrazione M5S?

Se in un comune di 62 mila abitanti succede tutto ed il suo contrario, cosa potranno mai fare a livello regionale i 5 stelle di Giancarlo Cancelleri vincendo le elezioni di novembre in Sicilia?

Io una mezza idea me la sono fatta e non è proprio buona. Forse la mutazione è già avvenuta. Forse quel contenitore “pulito” oggi è diventato il nuovo cavallo di Troia per permettere a mafia e malaffare di continuare a gestire i loro sporchi interessi.

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