Per Palermo serve una cura che vada in profondità. Lotta al disagio abitativo e povertà sono le priorità

Sono uno dei tanti giovani che hanno lasciato Palermo per lavoro. Uno dei tanti giovani che crede che politica significhi impegnarsi per migliorare le condizioni di vita della propria comunità, del territorio in cui è cresciuto, che conosce e che ama.

Con l’elezione di Leoluca Orlando, 5 anni fa, a Palermo abbiamo visto farsi strada una nuova visione di città. Ha sempre creduto nella bellezza di Palermo, nella sua ricchezza e vivacità, nelle incredibili potenzialità di questa città anche se nel periodo precedente alla sua elezione erano rimaste schiacciate sotto una coltre di interessi personali e malaffare.

Era una visione europea e internazionale, fatta di trasporto pubblico e ZTL, per liberare il centro storico dalle auto e riconsegnarlo all’incontro dei cittadini, e di accoglienza e solidarietà.

Era una visione fatta di cultura, di arte, e che guardava ai giovani con fiducia. Lavorando su queste tematiche sono venuti importanti riconoscimenti: prima con l’scrizione della Palermo Arabo-Normanna nella lista dei siti patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO; poi l’elezione a Capitale italiana dei giovani 2017 e a Capitale italiana della cultura 2018.

Nel 2018 Palermo ospiterà anche Manifesta – la Biennale europea dell’arte contemporanea, e questa sarà ancora una volta un’occasione concreta per mostrare il ruolo fondamentale che la cultura può avere per risanare le ferite di una città che è uscita con le ossa rotte, malata di sfiducia e rassegnazione e con il bilancio a pezzi, da anni di amministrazione Cammarata.

Oggi non possiamo rischiare di consegnare la città a gente improvvisata, gestita da un condannato per aver favorito la mafia o da un’azienda ed  un ex comico.

Certo, non ci sono solo le rose. Ci sono anche le spine, e molte cose restano da fare.

Se ci sono ancora 1800 famiglie iscritte nelle liste per l’assegnazione di un alloggio, 1800 famiglie con disagio abitativo, vuol dire che la cura deve arrivare più in profondità. Deve raggiungere anche chi fa così fatica ad arrivare a fine mese, che l’idea di fare una passeggiata per Corso Vittorio Emanuele e via Maqueda, rinate dopo la pedonalizzazione, non gli passa nemmeno per la testa. Perché ha altro a cui pensare.

Con la mia candidatura vorrei mettere al servizio di questa città – la mia città – l’impegno ad analizzare con cura e senza pregiudizi i problemi, primo fra tutti quello del disagio abitativo, per cercare soluzioni che vadano alla radice e inneschino dei processi virtuosi di risanamento e giustizia sociale.

Tenere gli occhi aperti e le orecchie in ascolto, per trovare insieme ai miei concittadini le risposte giuste, sfruttando tutte le possibili risorse, senza lasciare che i fondi a disposizione finiscano per essere persi per mancanza di programmazione, come troppo spesso accade in Sicilia.

Con l’amministrazione Orlando in questi 5 anni abbiamo visto farsi strada una programmazione efficace della città, che pure ha dovuto – e sempre dovrà – tenere conto di emergenze, disagi e contingenze.

Per continuare questo percorso torno a Palermo, mettendo a disposizione ciò che ho imparato in questi anni di lavoro istituzionale con il Senatore Francesco Campanella: la capacità di tradurre in pratica – attraverso atti concreti – quello che i cittadini e le cittadine si aspettano per poter vivere bene nella propria città.

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