Francesco, pericoloso “femminista”

di Bia Sarasini  

 Ieri per defi­nirsi papa Fran­ce­sco ha usato una parola proi­bita e quasi temuta, in ambito eccle­siale: «Per­do­na­temi se sono un po’ fem­mi­ni­sta». Par­lava a brac­cio a un’udienza ai gio­vani con­sa­crati, e voleva rin­gra­ziare «la testi­mo­nianza delle donne con­sa­crate».

Due giorni fa invece, nel con­clu­dere una set­ti­mana dedi­cata alla fami­glia, ha demo­lito un mito tenace, Eva e il suo ser­pente che cor­rom­pono Adamo, l’uomo: «Esi­stono molti luo­ghi comuni, alcuni anche offen­sivi, sulla donna ten­ta­trice» ha detto nell’omelia.
In pas­sato aveva già par­lato della «brutta figura che ha fatto Adamo, quando Dio gli ha detto: ’Ma per­ché hai man­giato il frutto dell’albero?’ E lui: ’La donna me l’ha dato’». Ma c’è un orien­ta­mento, una dire­zione, o meglio un’intenzione in tutte le parole che dall’inizio del suo pon­ti­fi­cato papa Ber­go­glio ha dedi­cato alle donne?
In verità non è facile orien­tarsi, e que­sto è sor­pren­dente, in un pon­te­fice che mostra una straor­di­na­ria chia­rezza di pre­di­ca­zione, di pasto­rale e di politica.
Nell’omelia di due giorni fa la rifles­sione in realtà non era col­lo­quiale, come altre sue bat­tute. «Invece c’è spa­zio per una teo­lo­gia della donna che sia all’altezza di que­sta gene­ra­zione di Dio». Un pas­sag­gio signi­fi­ca­tivo, anche se non si può dimen­ti­care che da anni tante teo­lo­ghe lavo­rano in que­sta dire­zione, con risul­tati di altis­sima qualità.
Come impor­tante è stata una con­si­de­ra­zione di qual­che tempo fa, quando ha detto che nulla può giu­sti­fi­care la dispa­rità di retri­bu­zione tra uomo e donna. «Per­ché si dà per scon­tato che le donne deb­bano gua­da­gnare di meno degli uomini? Si tratta di maschi­li­smo», ha com­men­tato senza tanti di giri di parole, applau­dito dalla folla di San Pietro.
Non c’è mate­riale suf­fi­ciente per deli­neare una “dot­trina” del papa sulle donne, forse, ma abba­stanza per accor­gersi di un cam­bia­mento pro­fondo, che più che sui prin­cipi, si muove sui com­por­ta­menti, sul senso comune, sulla pra­tica quotidiana.
Certo, biso­gna essere cat­to­lici, pra­ti­canti o per­lo­meno for­mati in quel con­te­sto, per “sen­tire” quanto que­ste parole siano forti, incon­grue, fuori da qua­lun­que tra­di­zione pre­ce­dente. Papa Fran­ce­sco non è magni­lo­quente, non pro­clama l’elogio del «genio fem­mi­nile» come fece Woi­tyla, ma ha deciso che con il Giu­bi­leo si «per­doni» il pec­cato di aborto. Anche que­sta deci­sione ha fatto molto discu­tere. A molte — e anche molti laici — è sem­brata un’ insop­por­ta­bile offesa, la riaf­fer­ma­zione di un prin­ci­pio. È com­pren­si­bile, ma è evi­dente che si tratta del con­tra­rio. Si tratta della deru­bri­ca­zione della colpa asso­luta, demo­niz­zata, e imper­do­na­bile che ha agi­tato non solo lo stretto ambito del mondo cat­to­lico in que­sti ultimi anni. Si potrebbe dire che a poco a poco, discorso dopo discorso, ome­lia dopo ome­lia, ven­gono ridotti — deco­struiti per essere pre­cisa — tutti gli ele­menti che fanno della donna un essere spe­ciale e peri­co­loso. In una visione non solo cat­to­lica, non solo teo­lo­gica, e non solo mitica, su un ter­reno in cui ha senso richia­marsi alle radici cri­stiane dell’Europa e del mondo occi­den­tale, per­ché è que­sta visione che ancora ne nutre l’immaginario.
Anche nella rela­zione con le donne papa Fran­ce­sco ha por­tato la forza di una lin­guag­gio quo­ti­diano, sem­plice, diretto. È un uomo del nostro tempo e risulta evi­dente, da quello che dice e che fa, che cono­sce la vita, il mondo. Cono­sce gli uomini e le donne. È suf­fi­ciente a scio­gliere la dif­fi­denza, se non l’ostilità delle donne nei suoi con­fronti? Anzi, meglio sarebbe dire la delu­sione, impos­si­bile com­pren­dere il giu­di­zio duris­simo da lui espresso sulle «teo­rie del gen­der», che ha defi­nito «espres­sione di una fru­stra­zione», una forma di «colo­niz­za­zione ideologica».
Il 4 otto­bre comin­cia il Sinodo ordi­na­rio, quello che dovrà ope­rare le scelte pasto­rali sulla fami­glia. Divor­ziati, omo­ses­suali sono i prin­ci­pali temi sul tap­peto. Nulla che riguardi le donne, nep­pure la con­trac­ce­zione è stata discussa, l’anno scorso.
Papa Fran­ce­sco è un uomo corag­gioso. Abbiamo ammi­rato tutti la forza con cui pro­pone alla sua Chiesa una pra­tica che cor­ri­sponda agli inse­gna­menti del Van­gelo. L’accoglienza, met­tere a dispo­si­zione ciò che si pos­siede, il rispetto delle leggi. Appena eletto, disse « mi chia­mano comu­ni­sta». Viene da pen­sare che dichia­rarsi «un po’ fem­mi­ni­sta» in un’istituzione che da due mil­lenni è fatta da soli uomini, sia per­fino più pericoloso.

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Per chi suona la moneta

Di Alfonso Gianni (il Manifesto 13/09/2015)

Schaeuble-Tsipras-Brief-hilft-nicht-weiter_ArtikelQuerNel documento diffuso urbi et orbi da Varoufakis, Lafontaine, Melenchon e Fassina si legge che: “Nessun paese europeo può operare la propria liberazione in modo isolato”. Appunto. Peccato che il documento non sia molto coerente con questo assunto. Esso vede la luce a pochi giorni dalle nuove elezioni greche e non si può davvero dire che sia una mano d’aiuto a Syriza e a Tsipras. Peraltro se questi ultimi dovessero perdere, non si comprende quale possa essere la maggioranza in grado di portare avanti il piano B sostenuto dagli autori del documento. Per attuarlo non bastano forze minoritarie.

Il confronto fra Tsipras e la Ue è avvenuto precisamente nell’isolamento internazionale. Un paese contro 18. Né i movimenti sono riusciti ad esprimere una solidarietà così forte da incidere sui rapporti di forza. Né i grandi paesi esterni alla Ue, ognuno con i propri diversi motivi, non gli Usa, né la Russia, tantomeno la Cina avevano interesse e possibilità di sostenere la Grecia in uno spericolato sganciamento dall’euro. Continua a leggere

Zone Franche Urbane, dimezzati i contributi per la Sicilia

zfuZone franche urbane in Sicilia, la beffa: dimezzati i contributi alle imprese. Il governo taglia le agevolazioni alle imprese per le zone franche urbane.

Erano due anni fa 182 milioni di euro, poi diventati 140 milioni, e adesso il Ministero dello Sviluppo Economico annuncia un dimezzamento, quindi siamo intorno ai 90 milioni di euro per il 2015 e il 2016.

I nuovi bandi per il 2016, che usciranno a Ottobre, distribuiranno la somma residua di questa cifra, 55 milioni di euro, ai quali va sottratto il 2% per le spese di progettazione.

E il Ministero annuncia “criteri più selettivi” per i finanziamenti.  A Palermo, per fare un esempio, i contributi alle imprese delle due aree depresse della città diventate ZFU scenderanno da 22 milioni a 900.000 euro.

La decisione di ridimensionare le zone franche urbane, che azzera le possibilità di sviluppo per le aree depresse , è un fatto gravissimo e inspiegabile, anche alla luce dei drammatici dati del rapporto Svimez e delle tante dichiarazioni di buona volontà spese negli ultimi mesi per ridurre la forbice tra Nord e Sud”.

A dichiararlo è Mario Ridulfo, componente di segreteria della Cgil di Palermo. “Ci auguriamo una rimodulazione delle risorse per rimpinguare il capitolo delle somme a disposizione del ministero, fondamentale per promuovere la crescita di piccole e medie imprese nei territori disagiati della nostra realtà”.

Bagheria: Tutti i nodi del bluff M5S stanno venendo al pettine

romannzo baghereseBAGHERIA, 08 sett. “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”, così scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”.

Trasparenza, legalità, rispetto per l’ambiente, competenza ed onestà. Questi i pilastri su cui si basava il programma e l’azione amministrativa che Patrizio Cinque intendeva portare avanti insieme alla sua squadra di governo, forte di una schiacciante maggioranza ottenuta grazie ad una legge elettorale “favorevole” ed accordi di varia natura, chiusi al ballottaggio con forze politiche locali di destra.

Oggi a più di un anno di distanza il bilancio non può che essere definito disastroso. Ogni giorno vengono fuori polemiche sulla “mala” gestione della cosa pubblica a cominciare dai cambi ai vertici della dirigenza, che andavano fatti, ma che in qualche caso sono del tutto discutibili, sopratutto in ruoli delicati da sempre oggetto di “interessi” speculativi da parte di boss mafiosi ed affaristi senza scrupoli.

Che dire delle consulenze e degli incarichi esterni. Oramai è di dominio pubblico  che l’amministrazione pentastellata prediliga parenti e stretti “compari” con buona pace della preparazione e della reale competenza.

Ci sarebbe un elenco infinito di cose non fatte o fatte in maniera poco lecita. Mi limiterò ad indicarne qualcuna come:

  • il mancato acquisto delle divise per il corpo dei Vigili urbani del Comune di Bagheria al fine di qualificarli nel loro ruolo nonché di renderli riconoscibili;
  • la mancata risposta sull’eventuale predisposizione dei controlli periodici, agli stessi Vigili urbani, necessari a giustificare e certificare la detenzione e l’uso delle armi in dotazione;
  • la mancata predisposizione ed approvazione del regolamento dello stadio comunale ed il relativo affidamento ad alcune associazioni sportive vicine ai consiglieri comunali del M5S, Giammarresi e Bellante, in maniera arbitraria ed attraverso autorizzazioni di dubbia legittimità;
  • la mancata verifica sulla legittimità della nomina del geometra Giuseppe Traina, commissario ad acta in via sostitutiva per l’emissione dei provvedimenti sanzionatori previsti dalla legge e in particolare quelli relativi alla esecuzione delle demolizioni, all’immissione in possesso, alla trascrizione dei registri immobiliari ex art. 7, della legge 28 febbraio 1985, n. 47;
  • il mancato ripristino del numero legale dei componenti del collegio dei revisori dei conti, a seguito delle dimissioni dalla carica di presidente, presentate il 30 gennaio 2015 dal dottor Antonino Mineo;
  • la mancata trasmissione al Consiglio comunale dello schema di ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato ai sensi dell’art. 259, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per la quale sono abbondantemente trascorsi i termini per la presentazione e quindi per l’approvazione;

Tutte cose note agli enti preposti. Enti che fino a ieri non hanno mosso un dito e che oggi stanno cominciando a rispondere, dopo le opportune denunce ed esposti dei Consiglieri comunali, Maddalena Vella e Massimo Cirano, supportati dal Senatore Francesco Campanella che a maggio ha presentato opportuna interrogazione al Ministro dell’Interno, per questi ed altri fatti gravi denunciati.

L’assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica nei giorni scorsi ha dato seguito a due importanti esposti dei Consiglieri Vella e Cirano.

Una prima nota riguarda la mancata presentazione della “relazione scritta al consiglio comunale sullo stato di attuazione del programma e sull’attività svolta nonché su fatti particolarmente rilevanti“. Omissione per la quale è previsto dalla legge la sospensione o addirittura la rimozione del Sindaco. Ad oggi sia i consiglieri che gli uffici regionali non hanno ricevuto alcun atto e di fatto Patrizio Cinque dovrebbe già risultare sospeso o rimosso.

Alcuni esperti della materia affermano che questa norma, pur essendo in vigore in Sicilia, non ha mai visto la sua applicazione. Il motivo sta nel fatto che tutti i “vecchi” amministratori si sono sempre coperti fra loro perchè a nessuno  piace perdere la poltroncina di Sindaco, assessore o consigliere.

Della questione sta per essere chiamato a rispondere il Ministro dell’Interno a cui viene  chiesto, con un ulteriore atto ispettivo del Sen. Francesco Campanella,  quali misure intenda adottare al fine di sollecitare l’Assessorato delle autonomie locali e della funzione pubblica  della regione Sicilia alla tempestiva applicazione di quanto disposto dall’art. 1 lettera g) della Legge regione Sicilia n. 48  del 11 dicembre 1991.

Una seconda nota invece riguarda il comportamento parziale e poco democratico della Presidente del Consiglio comunale Claudia Clemente, che adesso dovrà spiegare agli organi preposti (con cortese urgenza),  il perché delle sue azioni nei confronti delle minoranze in Consiglio.

L’amministrazione a 5 stelle, qualche “onorevole” all’ARS e qualche altro vecchio ras di Bagheria adesso nell’ombra, continuano a non parlare delle loro malefatte, spostando l’attenzione su altro o propinando  scuse e giustificazioni che non reggono. Nessuna propaganda potrà nascondere la verità. E qui la verità viene a galla giorno dopo giorno.

I cittadini chiedevano la trasparenza, la legalità, il rispetto per l’ambiente, la competenza e l’onestà nel M5S e paradossalmente hanno trovato questi elementi in eletti espulsi perchè menti pensanti non gestibili. Ci resta solo di aspettare e meditare bene per il futuro dei nostri territori.